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19/03/2009
Perché tutto non passi inosservato
 
(riflessione sulla “giornata della memoria e dell’impegno nel ricordo delle vittime delle mafie”)

“Bisogna risalire alle cause della camorra per sanarne la radice che è marcia.
Una Chiesa diversamente impegnata su questo fronte potrebbe fare molto.
Dovremmo testimoniare una Chiesa di servizio a poveri,agli ultimi; dove regnano povertà, emarginazione, disoccupazione e disagio è facile che la mala pianta della camorra nasca e si sviluppi.
Come pastori ci sentiamo le sentinelle del gregge e se non sempre siamo stati vigili e attenti, stavolta il coraggio della profezia e la coscienza profonda di essere lievito nella pasta ci impongono di non tacere.
Ai politici vecchi e nuovi diciamo:”Non improvvisate più, non è più possibile governare senza programmi, senza una vera scuola di politica.
Ai giovani lanciamo l'invito di farsi avanti, di far sentire la propria voce e partecipare al dialogo culturale, politico e civile della vita comunale.
Invitiamo infine i camorristi a tenersi in disparte, a non inquinare e affossare ancora una volta questo nostro caro paese, che ormai ha bisogno solo di Resurrezione".
Saremo tutti pronti a ricordare. Ti hanno ucciso, don Peppe, ma non potranno mai uccidere le idee che tu ci hai donato. Pensiamoci tutti ogni giorno. Noi ci saremo e vi aspettiamo.
Buona strada"
L'invito è stato firmato anche da Maria Teresa Spagnoletti capo guida, Eugenio Garavini capo scout, don Francesco Marconato assistente ecclesiastico generale, Barbara Cartella e Massimo Bressan incaricati nazionali settore di Pace Non Violenza e Solidarietà. -


Carissimi Capi,
anche i presidenti del Comitato Nazionale dell'Agesci hanno risposto all'invito di Iolanda e Gennaro Diana genitori di don Peppe Diana con questo documento, a mio parere, veramente unico e dal contenuto politico inequivocabile e ne lascio a voi il commento.

"Don Peppe era parroco ed è stato scout (capo reparto dell'Aversa 1, impegnato poi nel gruppo come Assistente Ecclesiastico, in zona ed in Regione, assistente nazionale dei Foulards Blancs, assistente generale dell'Opera pellegrinaggi Foulard Blancs.
Essere prete e scout significavano per lui la perfetta fusione di ideali e di servizio.
Con questo spirito aveva intrapreso la lotta alla camorra che infestava e tuttora infesta la sua zona.
Con lo scritto e la parola si era posto a capo della comunità parrocchiale e cittadina per il loro riscatto.
“Dove c'è mancanza di regole, di diritto - scriveva don Peppe - si affermano il non diritto e la sopraffazione”.
Don Peppe è stato e lo è ancor più oggi, grande e vero testimone di quei valori e principi che tanto orgoglio danno ai Capi delle associazioni scout, per il solo fatto di appartenervi.
Ma alla testimonianza deve seguire qualcosa di concreto o bastano le celebrazioni? Basta il ritrovarsi in migliaia durante le marce, le manifestazioni?
Egli era considerato dai clan mafiosi un pericolo, con il suo metodo educativo stava risvegliando nell’ intera comunità parrocchiale -casalese la coscienza civile ed il senso della ribellione al male con la forza disarmante del bene.
Don Peppe urlava e ci lascia come grande insegnamento, “il coraggio di indignarsi sempre e di non tacere mai di fronte alle ingiustizie del tempo”.
Il suo operato, come quello di tanti amici che ci hanno lasciato o che magari vivono al nostro fianco e non ce ne accorgiamo, oggi, ci lanciano tanti interrogativi al quale è necessario dare delle risposte.
Interrogativi che interpellano soprattutto il mondo dell’associazionismo, il mondo cattolico, coloro che vivono rapporti educativi e significativi, coloro che hanno ancora voglia di indignarsi.
Bastano queste urla, queste testimonianze, per riprendere in mano la propria vita, i progetti educativi e fare qualcosa in più per il proprio territorio, per questo “mondo”?
Siamo ancora convinti che per fare educazione basta incontrarsi nelle proprie sedi? Pensiamo di essere esonerati dal prender parte e posizione alle sfide dei nostri giorni? Abbiamo mai pensato che certi atteggiamenti possono essere un "tradire la vita"? Un tradire i sogni e le aspettative dei nostri ignari giovani, uomini e donne del domani?
Credo che oggi sia forte il rischio del “rintanamento nel proprio guscio” per poi accorgersi che il mondo va male.
Questo è tradire la vita!
E’ più facile stare negli ambienti di appartenenza, dove c’è totale condivisione di valori e gli ideali risultano molto forti ma questo non ci dovrebbe appagare e certamente non ci rende testimoni dell’essere cittadini del domani.
Che le associazioni non diventino, quindi, gabbie dorate dove chiudersi, perché “qui tutto va bene”.
E’ importante prendere parte alle cose, perché mi riguardano: se ci sono le discariche a cielo aperto, mi riguardano, se le strade non sono percorribili, mi riguarda, se ci sono manifestazioni xenofobe, mi riguarda, se c’è disprezzo per il diverso mi riguarda, se i bambini non sono tutelati nei loro diritti mi riguarda.
Non è vero che non mi riguardano queste cose, che non mi toccano!
Non mi interessa se questi pensieri sono di destra, di centro o di sinistra ma ciò mi deve interessare ovunque mi ritrovi!
Solo così, forse, possiamo veramente ricordare con onore tante vite come quelle di don Peppe che celebriamo per non dimenticare.
Buona “Giornata della memoria e dell’impegno nel ricordo delle vittime delle mafie”

Tiziano Resta
 
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